che raffigurano la Madonna con il Bambino e San
Michele Arcangelo, attribuibili a Cecco da Naro, il famoso pittore del
1300 che, con Simone da Corleone e Pellegrino Darenu da Palermo,
affrescò il soffitto della sala Magna dello Steri di Palermo, l’Hosterium
Magnum (Palazzo fortificato), della potente famiglia dei Chiaramonte,
voluto da Manfredi III° (a).
La Chiesa fu rimaneggiata nel 1725. A seguito di
restauri eseguiti nel 1935-40, per interessamento del Conte Alfonso
Gaetani, benemerito della Città di Naro anche per altre opere, e, di
nuovo, nel 1959 dalla Soprintendenza ai monumenti, sono state
ripristinate le strutture originarie. Il prospetto, risalente all’intervento
settecentesco, quando fu rinnovata la porta maggiore e rifatto il
portale, è caratterizzato da scialbe formule tardo-barocche.
Con il recente ulteriore intervento di restauro e
di rifacimento del pavimento, è venuto alla luce un vano con, al
centro, una fossa adibita a sepoltura e lungo i lati delle pareti
diverse sedie-scolatoio, testimonianza dell’esistenza di un ambiente
adibito a sepoltura. Ben poco resta del ricco patrimonio artistico che
si conservava nella Chiesa.
Attualmente si possono ammirare: un fonte battesimale del 1400, in
marmo, in un unico blocco, con lo stemma degli aragonesi e quello
della Città di Naro, la ruota, simbolo del martirio di Santa Caterina
d’Alessandria e le Chiavi della Chiesa; il così detto Arco Romano,
d’ispirazione rinascimentale (1565), dove sono scolpite scene della
Via Crucis, scene di vita monastica, lo stemma della Confraternita di
Sant’Antonio ed un ovale con croce, proveniente dalla diruta chiesa
di Sant’Antonio, con alle basi i medaglioni, probabilmente, dei due
Scipio