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sarebbero stati i giganti che, per le incerte notizie su di essi, vennero, da alcuni, confusi con i ciclopi e, da altri, tenuti distinti. Di loro parlano Tucidide, Giustino, Plinio e Strabone, etc. e, poi, gli storici siciliani Fazello, Caruso, Pancrazio, Valguarnera, Villabianca, etc. Altri abitatori sarebbero stati i Lestrigoni, i Feaci, che avrebbero introdotto l'arte nautica in Sicilia, i Lotofagi e così fino alla protostoria con notizie meno incerte, ma tuttavia avvolte nelle nubi delle favole, tramandate da Dionigi d'Alicarnasso, Diodoro Siculo e Tucidide intorno ai Sicani: discendenti dai Giganti (a) per qualcuno, quindi autoctoni, provenienti dai Pirenei o dall'Italia per altri. Da Sicano, loro re o capo influente fra le tribù, deriverebbe il nome di Sicania, come opina Diodoro Siculo, che sostituì quello di Trinacria. Avvolta nell'incertezza è la loro primitiva organizzazione politica, che può ritenersi quella della tribù, mentre non è dubbio che erano popolazioni pacifiche e che per motivi di difesa si raggruppassero sopra i monti, in prossimità di sorgenti d'acqua, costruendo con tronchi d'albero, paglia ed argilla dei raggruppamenti di capanne. Questi aggregati erano indipendenti l'uno dall'altro e venivano retti da un capo, che era insieme capo-politico, giudice e sacerdote (b). Di alcuni di questi capi sicani, avvolti nel mito e nella leggenda, la tradizione greca ci ha tramandato la memoria. Alcuni ci sono pervenuti con i nomi completamente ellenizzati, come Leucaspi e Pedicrate della Sicilia orientale, Bufone e Bitia della Sicilia occidentale. Solo uno ci è stato tramandato con il suo nome origi- |
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