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fra le 23 Regie o Parlamenterie del regno di Sicilia. Da questo periodo intraprese un nuovo cammino di floridezza militare ed economica tale da poter battere monete raffiguranti nel diritto il capo coronato di Federico e nel rovescio la Civetta. Partecipò alla rivolta dei Vespri Siciliani, insorgendo il 3 Aprile 1282, quattro giorni dopo la rivolta di Palermo, quando era governatore Francesco Turpianò, che angariava la popolazione con inique gabelle. I Naritani attaccarono il castello, trucidarono tutti, governatore e soldati provenzali e per sfregio, li appesero per il collo, con le corde, fuori le mura, che guardano verso la vallata. Poi uccisero, in città, tutti i Francesi uomini, donne e bambini per estirpare anche il seme dei Francesi. (b) Nel 1366 passa sotto la Signoria di Matteo Chiaramonte, la cui famiglia incise molto sulla storia della Sicilia e della città di Naro, per circa un secolo, rendendola fiorente, tanto da condividerne la gloria ed, anche, il destino avverso. Naro accresce sempre più la sua potenza con l'arrivo degli Aragonesi e del re Federico II d'Aragona, il quale fece costruire la torre maggiore del castello nella Ia metà del sec. XIV, periodo in cui il re Aragonese soggiornò a Naro. Della sua presenza abbiamo notizia nei Capitolati del regno, emanati a Naro il 9 marzo 1324. Nel 1489 la cittadinanza ottenne da Ferdinando il Cattolico il privilegio di essere governata da ufficiali non stranieri: il Capitano, il Commissario ed il Procuratore dovevano appartenere alla nobiltà cittadina. Il 10 giugno ottenne da Carlo V, per petizione presentata da Don Girolamo d'Andrea, nobile naritano, il privilegio di essere dichiarata e chiamata "CITTA'", poiché fino a quel tempo si chiamava Terra del Demanio di Naro, unitamente al "Mero e Misto impero", ossia il diritto |
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