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vestigia di un'antica scala che dovette servire di accesso alla città. La configurazione topografica dei luoghi, pertanto, risponde a quella tramandata da Polibio nel libro VIII delle sue "Storie", da Diodoro Siculo nella sua "Biblioteca storica", da Strabone nella sua "Geografia", soprattutto in relazione all'altitudine ed alla località situata nelle vicinanze di Agrigento. Ed, inoltre, nelle vicinanze del luogo scorreva un fiume (Naro o Hypsa) (a) dal percorso analogo a quello del fiume Camico, che allora era navigabile e che diede nome alla città :.....secundum Inicum urbem Sicaniae decurrit....-...scorre verso Inico, città Sicana...(Vibio Sequestre.IV-V a.C.). Si potrebbe dire, con qualche motivo in più rispetto ad altre città che rivendicano tale denominazione, che tali ruderi appartengono alla mitica Camico. Potrebbe essere un'idea plausibile, anche se resta sempre difficile posizionarla con esattezza, sia perché l'area in cui sorge era abitata fin dall'antichità, (foto 25/25 bis), sia perché i ruderi (b) lasciano intravedere i segni di un sito militarmente munito ed abitato, risalente a molti secoli prima di Cristo. Quel che è certo che il sito comprende resti archeologici, che rappresentano alcune sequenze di una civiltà sconosciuta della storia millenaria della Città di Naro.
Alcuni secoli fa, si potevano ancora ammirare grandi lastroni levigati e colonne intere. Purtroppo nei tempi passati, molto di quel materiale venne adoperato per la costruzione di chiese e conventi di Naro. Da una di quelle gigantesche lastre di pietra venne intagliata la grande Croce, alta mt.4 e larga mt.3 |
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