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comunemente dei Chiaramonte, dal nome dell’antica e nobile famiglia che governò Naro per più di un secolo, discendente da Federico Chiaramonte dei Clermont di Piccardia d’Auvergen, che aveva sposato Marchisia Profolio dei Signori di Ragusa e Conti di Caccamo. Secondo alcuni storici e fra essi Pancrazio, Polieno, Frontino e Placido Palmeri, la suo origine è leggendaria. È collocato nell’età di Cocalo, il mitico re dei Sicani, di cui era la primitiva fortezza (a). Quel che è certo che preesisteva alla conquista degli arabi, che lo ingrandirono e lo fortificarono. Ospitò varie volte Federico II d’Aragona, che nel 1330 vi fece aggiungere la massiccia torre quadrata,alta m. 21 e larga per ogni facciata m. 13, come testimonierebbe lo stemma araldico della Casa Aragonese sul lato occidentale della facciata. Fu rimaneggiato in epoca chiaramontana, quando Matteo Chiaramonte ottenne la Signoria di Naro. Sembra che nel periodo arabo le dimensioni del castello siano state più estese, fino ad arrivare al Vecchio Duomo, allora moschea, con un ampio circuito di mura che arrivava alla casa del conte Arrigo Rosso di San Secondo, vicino la porta Vecchia e, si dice, che poteva ospitare una guarnigione d’otto mila uomini. Pare che nell’anno 828 sia stata sede dell’emiro Salem, il fondatore di Salemi, messo a governare con mille uomini dall’emiro Abu Dekak, che aveva già conquistato Naro nel marzo dell’828 (b) e nell’anno 829 dall’emiro Abd Allàh el Chalid ben Jshak. Ed, in seguito dall’emiro Ibn Al Abbas, che talvolta ricusò il denaro e volle piuttosto uomini, (M. Amari, op. cit., pag.175), del Kaid Alì-Ibn-Hawwas. Dal 1081 al maggio 1089 rimane sotto la |
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