La Storia

Dalle testimonianze archeologiche ci viene attesta l'esistenza di insediamenti umani nel territorio di Naro già nel periodo neolitico e di seguito fino all'età dei metalli.
Alcuni studiosi e fra essi Polieno. Frontino ed il Fazello collocano nel territorio di Naro la mitica Camico, capitale di Cocalo, Re dei Sicani.
Altri, invece, rifacendosi a Strabone, amano identificare con Naro l'antica AKRAGAS JONICUM, fondata durante la prima emigrazione dagli Ioni o dai Calcidesi.
Di certo è che il territorio di Naro registra la presenza della colonizzazione greca nello stesso periodo della fondazione di Agrigento, nella cui vita economica e politica ebbe un ruolo determinante.
Naro fu soggetta al dominio territoriale dei Fenici, in particolare dei Cartaginesi, che mentre precedentemente avevano esercitato un'influenza prettamente commerciale, all'inizio del 1V secolo instaurarono anche un dominio militare sui territori occupati, immutato sino a che venne interrotto nel 256 a.C. dai Romani, che conquistarono Agrigento ed il territorio circostante espugnando Camico, Ecnomo ed Erbesso.
Naro ed il suo territorio venivano cosi a far parte della provincia Romana.
Naro, avendo subito nel corso dei secoli numerose dominazioni e devastazioni, si presenta oggi all'occhio attento del visitatore come una Città di aspetto barocco con evidenti caratteristiche medievali.
Una delle tante dominazioni e quella subita dall'invasione araba nell'827, anno in cui fu conquistata dall'Emiro Abu-Dakak ed è proprio in questo periodo che Le viene dato il nome NAHAR.
Ma il dominio arabo non si rivelò certo peggiore delle precedenti dominazioni, anzi gli arabi ristrutturarono la preesistente fortezza (vedi Castello), edificarono moschee, svilupparono i commerci e migliorarono la vita sociale degli abitanti.
Quando il dominio arabo si frantumò in vari Emirati, l'Emiro Ibn-Hamud governò Naro fino al 1086, anno in cui dopo un lungo assedio si arrese a1 Ruggero d'Altavilla, il Gran Conte di Sicilia.
Si dice che lo stesso Ruggero, affascinato dalle bellezze della Città, volle lasciare un'impronta indelebile di se stesso e del suo gusto per l'arte, curando l'edificazione di quel suggestivo monumento cristiano che ancora oggi porta il titolo di Duomo Normanno ed inoltre rafforzò il Castello.
Con l'impero dei Normanni iniziò per Naro un'era di prosperità, di prestigio e di potenza che ne determinarono l'evoluzione futura fino ad affermarsi gloriosamente nei secoli seguenti.
La Città fu annoverata tra le 23 Regie o Parlamentarie del Regno di Sicilia all'epoca dell'Imperatore Federico Il di Svevia, che nel Parlamento di Messina del 1233 Le diede il Titolo di "FULGENTISSIMA".
Naro partecipò attivamente alla rivolta dei Vespri Siciliani ribellandosi il 3 Aprile 1282, quattro giorni dopo la rivolta di Palermo, a1 dominio angioino che angariava la popolazione con inique gabelle, assalendo il Castello e trucidando il governatore Francesco Turpiano e la guarnigione provenzale.
La Città libera dal giogo angioino si ordinò a Comune eleggendo un governo pubblico formato, come attesta Filadefio Mugnos, da Fulco Palmerio, Leone Albamonte, Giorgio Caltagirone e Federico da Modica, governatore Ognibene Montaperto e Felice Crescenzio Capitano giustiziere ponendosi sotto 1'alta protezione del Pontefice Martino IV.
Durante la Signoria degli Aragonesi ed in particolare di Federico II, Re di Trinacria, Naro divenne una delle città più floride e potenti dell'Isola da avere la potestà di battere monete, raffiguranti nel diritto il Capo incoronato di Federico e nel rovescio la Civetta.
Nel XIV secolo la Sicilia fu teatro di lotte tra la fazione latina capeggiata dai Chiaramonti, Ventimiglia e dai Palizzi e quella catalana guidata dagli Alagona e dai Moncada per il predominio di una sull'altra e sulla stessa Casa Regnante.
Naro già feudo di Giovanni Chiaramonti assieme a Palermo e ad altre città della Sicilia Occidentale parteggiò per la fazione latina ed in seguito alla pace di Castrogiovanni del 1366 la Castellania di Naro fu affidata in perpetuo a Matteo Chiaramonti con il feudo di La Delia e di seguito, all'insigne Manfredi III ed in ultimo al giovane Andrea che catturato con insidia e tradimento fu fatto decapitare a Palermo l'1 giugno 1392 da Re Martino il Vecchio.
Con Andrea, ultimo discendente della potente e gloriosa famiglia Chiaramonti, che aveva formato in Sicilia un proprio Stato dentro lo Stato, scompare un Casato che per un secolo aveva determinato la storia dell'Isola e che era stato per un certo verso quasi un simbolo dell'indipendenza siciliana.
Nel 1398 Re Martino il Giovane nel Real Parlamento di Siracusa poneva per sempre Naro ed il suo Castello fra le Città Demaniali del Regno, perdonando e risollevando così 1a Città dalla rovina in cui era caduta per avere parteggiato per i Chiaramonti.
La ricca Naro nel 1520 per i continui donativi nelle guerre contro i Turchi ottenne dall'Imperatore Carlo V il privilegio altissimo del "mero e misto impero" e cioè di poter amministrare giustizia da se, privilegio di cui godeva allora solo Palermo e Messina.
La città aveva raggiunto un tale sviluppo alla fine del 500 da essere conosciuta anche fuori dall'ambito siciliano.
Nel 1645 Filippo IV per far fronte alle necessità economiche della guerra contro i Turchi vendette le città Demaniali di Naro, Girgenti (Agrigento) e La Licata (Licata) per la somma di 40 mila scudi.
I Naritani (come allora venivano chiamati gli abitanti di Naro) protestarono in forza degli antichi privilegi, che godevano fin dal 1458 al tempo di Re Giovanni di Navarra, per cui la Città non poteva mai essere venduta.
Ma per evitare il vassallaggio la città fiera ed orgogliosa della propria antica libertà pagò la somma di 20 mila scudi di riscatto.
Il Castello passò all'Università di Naro che ottenne anche il privilegio del "bussolo senatorio" cioè i giurati ed i patrizi venivano eletti ogni anno dal Consiglio cittadino ed i giurati avevano il titolo di Senatori.
L'opulenta Naro nel '600 e '700 arricchì ancor più il suo patrimonio edilizio civile ed ecclesiastico con chiese, conventi e palazzi, taluni degni della massima considerazione, egregie opere del barocco siciliano.
Ed, altresì, Naro antica terra di civiltà, oltre che nella storia della Sicilia occupa anche un posto nel cuore e nella mente degli uomini per il prezioso contributo di sangue e di vite dato alla causa del Risorgimento Nazionale, alle imprese coloniali ed alle due guerre mondiali.