Chiesa e Convento S. Francesco

Particolare della decorazione Corpo di S. Domizio
Il convento con la chiesa di S. Francesco, un tempo sede dei Padri Conventuali, fu fondato nel suo nucleo originario tra il 1229 e il 1240 da un certo Rodolico Palmeri dopo che costui avrebbe avuto in dono da Gregorio IX un pezzo del cordone di S. Francesco.
Rovinato per la fragilità delle strutture il convento venne ricostruito nel 1330 dal Signore di Naro, Giovanni Chiaramonti e fu ristrutturato nel corso del '600 e del '700 ed è oggi sede del Palazzo Comunale, cui si accede dal severo chiostro settecentesco.
La chiesa attuale costruita anteriormente al 1635 a cura del padre Francesco Micciché, è uno degli esempi più eclatanti di quel barocco narese, ancora commisto a molteplici reminiscenze manieristiche, definito dal Bellafiore "d'esumberante gusto spagnolesco" per la ridondante decorazione plastica di notevole effetto scenografico nonché chiaroscurale.
L'interno, ad unica navata, denota una squisita armonia formale ed ha una buona decorazione a stucchi e ad affreschi. La decorazione plastica è opera di Francesco e Salvatore Santalucia, mentre quella pittorica, si deve al palmese Domenico Provenzani che nel 1780 dipinse nella volta, oltre a scene minori, lo scenografico affresco col "Trionfo dell'Immacolata" di ispirazione dantesca.
Nel sacro edificio si conservano inoltre alcune tele di buon livello artistico tra cui Io Sposalizio della Vergine (Transetto) realizzato a Roma nel 1780 dal trapanese Giuseppe Mazzarese, l'Immacolata di Vito D'Anna, nonché i sei dipinti di Fra' Felice da Sambuca con S. Antonio, S. Calogero, la Stigmatizzazione di S. Francesco, Gesù Cristo con i SS. Lorenzo e Bartolomeo, la Buona e la Mala Morte, opere della piena maturità dell'artista cappuccino.
Notevoli pure le sculture: l'altare eseguito nel 1899 da Gaetano Vinci da Naro, gli stalli corali settecenteschi fatti realizzare da Padre Melchiorre Milazzo, la splendida statua rococò dell'Immacolata rivestita da una lamina d'argento dovuta allo stesso committente ed opera forse di maestranze maltesi.
Sempre al Padre Milazzo si deve la costruzione (1707) e la decorazione (1721) della sacrestia, uno degli ambienti più unitari e fastosi del barocco narese.
Gli affreschi della volta con i 4 Evangelisti sono opera del veneziano Giuseppe Cortese, mentre gli arredi lignei riccamente intagliati si devono a maestranze locali settecentesche.
Notevole è pure il lavabo rococò in marmo nero cui fa da contrasto la bianca decorazione, pure marmorea, con la stigmatizzazione di S. Francesco.
Sempre nello stesso ambiente si conservano alcune pregevoli statue lignee provenienti da altre chiese: S. Giovanni statua manieristica legata alla cultura iberica, S. Caterina, proveniente dalla chiesa omonima, che risente ancora di formule gaginesche.
Ed altresì si possono ammirare nel 2° altare a destra il corpo imbalsamato di Santa Colomba e nel 2° altare a sinistra quello di S, Domizio Leopardo.
