Chiesa S. Salvatore

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S. Benedetto

 

La chiesa dedicata al SS. Salvatore sorse con l'attiguo convento attorno al 1398 quando il Re Martino il Giovane e la Regina Maria dimorarono in Naro.

Rimaneggiata nel 1530, fu totalmente rinnovata nel primo periodo barocco (sec. XVII).

La facciata, a duplice ordine, presenta in quello inferiore, che è il solo completo, fastosi intagli, di gusto spagnolesco e d'effetto plastico coloristico e due nicchie con statue di S. Benedetto e di Santa Scolastica inquadrati da sei robuste paraste con piedritti.

Il portale aggettante è inquadrato da colonne tortili ed è sovrastato da un'edicola dall'elegante disegno.

A detta del Bellafiore il nascente barocco esprime qui la sua prima impetuosa fioritura d'ornati entro un telaio di membrature ancora cinquecentesche.

Nell'interno, ad unica navata, si conservano ancora i sarcofaghi cinque-seicenteschi di Assuero e Giuseppe Lucchesi, ispirato quest'ultimo al sacello di Federico II nella Cattedrale di Palermo, mentre quello di Assuero è ancora legato a formule manieristiche, ed altresì, in un'edicola lignea, il Corpo di S. Torpedo donato dalle autorità pontifìcie alle conventuali per intercessione di Suor Maria Andolina, insigne letterata dell'epoca.

Ed inoltre la Madonna del Rosario (1498) nel l° altare a destra, la Madonna di Trapani sull'altare maggiore, un Crocifisso ligneo settecentesco il cui linguaggio oscilla tra stilemmi classici e formule baroccheggianti, la statua settecentesca di s. Benedetto di gusto rococò e quella tardo cinquecentesca d’ispirazione manieristica di S. Eligio.

La macchina dell'altare, in legno intagliato, è opera di Giosuè Durando e Nicolò Bagnasco (1795). Alle pareti e nella volta ricca decorazione a stucco e deteriorati affreschi con storie di S. Benedetto realizzati nel 1764 da Domenico Provenzani.

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